EPISODI E CURIOSITA' DELLA STORIA DI CHIAVARI
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Chiavari trae il nome dal Castello che, posto a difesa della strada di Ri, veniva definito Chiave di Ri. Secondo una tradizione più curiosa la nostra città deriva il nome da uno scoglio – poi sommerso dalla sabbia e dalla terra – che sporgeva a forma di chiave all’inizio della strada di Ri (attuale Salita Gianelli).

Dapprima Borgolungo – e dal 1147 “Castello di Borgolungo”, Chiavari era governo dal castellano; quindi, come “Borgo Murato”, dal podestà, fino al 1380. Al podestà successe il capitano il governatore, fino al 1797, in cui scoppiò la rivoluzione democratica. Napoleone vi pose il maire, a cui è successo il sindaco.
castello
via Ravaschieri
Volete campar cent’anni? Trasferitevi in Via Ravaschieri, che per la sua posizione a piè della collina e lontana dal mare e dai rumori, vien considerata da almeno cinque secoli la strada chiavarese dove si vive più a lungo.

Nel 1772 fuggì dalla torre della Cittadella una banda di ladri, fra i quali Giacomo Costa, detto “il Parrocchia”, che si rifugiò a Bologna, dove si occupò in un pastificio e trasse in moglie la padrona. In un quindicennio il “Parrocchia” divenne possessore di ben duecentomila lire. Diede allora una capatina a Chiavari, risarcì i derubati, si mise in regola con la giustizia e ritornò a Bologna, dove si comperò un bel palazzo e si mise a trascorrer placidamente la vecchiaia.
Don Lazzaro Fontanarossa, umile e incolto sacerdote di Rupinaro, predisse la rivoluzione francese e le sue stragi vent’anni prima che succedessero, e vaticinando la tragica fine di Luigi XVI e di sua moglie Antonietta d’Austria nonché la caduta di molti sovrani, ne prevenne per lettera fin dal 1780 il re di Francia, il re di Napoli, il re di Sardegna, l’arciduca di Milano, il papa, l’arcivescovo di Genova, indicando persino il giorno in cui sarebbe scoppiata la rivoluzione; ma non fu preso sul serio. A quanti gli chiedevano su quali indizi basasse la sua predizione, don Fontanarossa rispondeva che in sogno gli era sembrato di trovarsi, in un “botteghino” o caffè di Genova e di leggere su una gazzetta i tragici avvenimenti.
Scoppiata la rivoluzione, il pio sacerdote – che soffriva acerbamente di non esser creduto, tanto più che molti lo consideravano uno squilibrato – se n’andò, all’avvicinarsi dei francesi – per timore delle rappresaglie di ministri e cortigiani dai quali aveva posto in guardia re e principi – a Corneto Tarquina, dove abitava suo fratello, e quindi a Civitavecchia, dove morì a tardissima età, quando i chiavaresi lo ritenevano non un dimenticato, ma un… profeta!
rivoluzione
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